LA STORIA DI RIKY


È nel febbraio 2005 che a Riccardo viene diagnosticata una malattia terribile, una Mielodisplasia AREB con traslazione genica, una delle forme di leucemia più acute e devastanti. Riky ha 7 anni, la sua vita cambia all'improvviso: «In ospedale, ho cominciato a vedere l'altra faccia della medaglia: operazioni, prelievi di sangue, isolamento sotto una tenda per infinite giornate, tutte cose all'ordine del giorno e che un bambino di sette anni - vuoi o non vuoi - non può capire fino a che non le prova sulla sua pelle». Sono stati anni davvero duri per Riky che lo hanno visto si, guarire alla fine dalla sua malattia, ma nel contempo le cure affrontate per salvarsi lo hanno sempre più "frantumato" e piegato fisicamente.

Poi, a 13 anni una setticemia da streptococco con blocco cardiaco renale e coagulazione intravascolare Disseminata ( o CID ) provoca la setticemia e si porta via anche le sue gambe e le sue braccia: l'unico modo per salvargli la vita è l'amputazione di tutti e quattro gli arti. Da allora, Riky, che vive a Roma, è costretto su una carrozzina elettrica ma la sua intelligenza e la sua curiosità sono galoppanti. Allo studio non vuole rinunciare: «È una cosa fondamentale per me, più che per le conoscenze, per le esperienze che mi trasmette. Ho molteplici interessi legati a diversi campi. Tuttavia, come questo influirà sul lavoro che farò in futuro non mi è dato sapere e non desidero neanche capirlo all'istante: vorrei prendermi più tempo del normale per decidere in completa libertà cosa voglio fare nella vita».


DAVIDE E GOLIA
Davide era un ragazzo che visse tanto tempo fa in Israele.
Riccardo è un ragazzo che, non tanto tempo fa, fu chiamato ad affrontare una malattia molto seria: la leucemia.
Davide difendeva le pecore dagli attacchi degli orsi e dei leoni.
Riccardo, dapprima impaurito, si fece forza, e affrontò la malattia e sembrò superarla.
Un giorno il padre chiese a Davide di portare delle provviste ai tre fratelli che erano soldati dell’esercito di re Saul. Tra i filistei loro nemici, c’era un gigante di nome Golia. Era enorme e fortissimo e come armi aveva una lancia e una spada.
Un giorno la malattia si riaffacciò, grande, fortissima, violenta e crudele; prese Riccardo lo rese diverso, molto diverso da come era prima. Le sue gambe e le sue braccia furono il sacrificio chiesto per rimanere in vita. In un letto di ospedale, sconfitto, Riccardo disse: “questo è troppo per me, non ce la posso fare”. Si guardò intorno, lo sguardo perso. La paura si era nuovamente impossessata di lui.
Davide decise di andare incontro al gigantesco Golia “Sei solo un ragazzo”, disse re Saul. “Puoi andare, ma devi prendere la mia corazza e le armi”. Davide le prese, ma erano troppo grandi e pesanti per lui; Davide allora le posò e si guardò intorno, raccolse cinque piccole pietre per la fionda. Poi attraversò la valle per incontrare Golia.
Intorno a Riccardo, piccole figure si adoperavano per medicarlo, assisterlo, consolarlo; anch'esse spaventate dal Mostro terribile e impietoso che lo aveva assalito e annientato; era grande, più grande e temibile di qualsiasi cosa avessero mai dovuto affrontare. Medici e infermieri temevano di non riuscire a sconfiggere tanto dolore: la paura si stava impossessando anche di loro. Un lungo silenzio accompagnò i giorni.
Golia, quando vide Davide, rise di lui. " Fatti avanti ragazzo, che ti ammazzò!", disse il gigante.
Uomini e donne, intorno a Riccardo, continuarono a fare quello che era necessario fare: assistere, medicare, sorridere e parlare; costantemente presenti, operosi. I loro gesti, il loro fare divennero "Fionda" e "Pietra". Il silenzio si ruppe, Riccardo divenne forza.
Davide mise una pitre nella fionda, la fece roteare sempre più velocemente e quindi scagliò la piccola pietra che colpì Golia.
Riccardo, Novello Davide, scagliò la pietra...
Il gigante fu colpito in mezzo alla fronte, cadde a terra...

Le nostre mani, il nostro cuore sono stati "Fionda" e "Pietra", ma nulla avrebbero potuto senza il coraggio e la voglia di esserci di Riccardo. La sua determinazione, ma anche la sua ironia e il suo sarcasmo, ci hanno accompagnato in un lungo e difficile percorso. Sono stati forza, insegnamento ma anche stupore e meraviglia. Nei lunghi giorni trascorsi insieme dentro una piccola stanza di ospedale, lo abbiamo visto lottare, piangere, tacere e gridare. Ora adolescente lo sappiamo a casa con la sua fantastica famiglia, a scuola, rappresentante di classe, ancora combattente e felice di esserci.
Grazie Riccardo per aver condiviso con noi la lotta contro il Gigante.
Grazie per averci permesso di essere "Pietra" e "Fionda".

Emilia Ruf - Ospedale pedriatico Bambin Gesù Roma